Referendum Giustizia 2026: quando e perchè si vota

Referendum Giustizia 2026: quando e perchè si vota

Referendum giustizia

A marzo 2026 gli italiani torneranno alle urne per esprimersi su un tema centrale per la vita democratica del Paese con un referendum sulla giustizia. Il referendum costituzionale sulla riforma dell’ordinamento giudiziario chiama i cittadini a decidere se approvare o respingere una modifica alla Costituzione che interviene sull’organizzazione della magistratura, sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e sui meccanismi di autogoverno.

La modifica costituzionale è stata approvata dal Parlamento, ma non ha ottenuto la maggioranza qualificata dei due terzi in entrambe le Camere. In base alla Costituzione, ciò ha reso obbligatorio sottoporre il testo ad un referendum confermativo prima della sua entrata in vigore. Dunque, è bene sottolineare che questo è un voto che andrà ad incidere direttamente sugli equilibri tra poteri dello Stato.

Proprio per questo motivo, comprendere che cosa si vota, perché si vota e quali sono le posizioni in campo è fondamentale per esercitare una scelta consapevole.

Il quesito

Il referendum costituzionale sulla giustizia si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. Gli elettori italiani saranno chiamati a esprimersi sul quesito: 

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1 della Costituzione ?”

Si tratta di un referendum confermativo e quindi indetto per chiedere ai cittadini se approvano o meno una legge costituzionale già approvata dal Parlamento. Per questo tipo di referendum non è necessario raggiungere un quorum di partecipazione. La legge costituzionale oggetto del voto entrerà in vigore se a prevalere saranno i voti favorevoli tra quelli espressi.

Che cosa prevede la riforma

La legge, spesso chiamata nel dibattito pubblico “riforma Nordio”, propone modifiche all’ordinamento giudiziario. Il cuore di questa proposta è racchiuso in tre punti principali:

  • Separazione delle carriere fra magistratura giudicante (i giudici) e magistratura requirente (i pubblici ministeri), che non potrebbero più transitare da una funzione all’altra.
  • Scorporo del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), ad oggi unico organo di vigilanza presente per la Magistratura, in due organi distinti, appunto uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri.
  • Introduzione di un’Alta Corte disciplinare con competenze specifiche per i magistrati. Composta da 15 membri sorteggiati tra professionisti, magistrati e avvocati.

Quando si vota

Gli elettori italiani aventi diritto voteranno presso i seggi nelle giornate del 22 e 23 marzo 2026:

  • domenica 22 marzo: dalle ore 7:00 alle 23:00
  • lunedì 23 marzo: dalle ore 7:00 alle 15:00

I cittadini italiani residenti all’estero potranno votare per corrispondenza secondo le consuete modalità previste, non è per ora prevista invece una modalità di voto che possa garantire l’esercizio del diritto agli studenti e lavoratori fuori sede, categoria che conta circa 5 milioni di persone.

Referendum giustizia: le ragioni del SÌ

Chi sostiene il argomenta che la riforma sia capace di portare a una maggiore chiarezza dei ruoli nella magistratura, specializzando le carriere e riducendo potenziali intrecci fra giudici e pubblici ministeri. Secondo i sostenitori del Sì, la struttura proposta, con due CSM distinti e un’Alta Corte disciplinare, renderà più trasparenti e responsabili i processi decisionali all’interno della magistratura. Chi sostiene il Sì è inoltre convinto che la riforma possa contribuire a contenere il peso delle correnti interne e a rafforzare la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario.

Referendum giustizia: le ragioni del NO

Chi invita a votare No muove critiche soprattutto al merito e alle conseguenze della riforma. Le argomentazioni principali riguardano la superfluità della separazione delle carriere in quanto la mobilità fra i ruoli sarebbe già limitata e poco utilizzata. Viene sostenuto che la creazione di due CSM distinti e di una nuova Alta Corte disciplinare, possa complicare, invece di semplificare, l’ordinamento giudiziario, con il rischio di indebolire l’autonomia della magistratura. Un’altra punto a favore del No riguarda l’estrazione a sorte di parte dei membri dei nuovi organi che potrebbe compromettere il principio di rappresentatività. Inoltre, alcuni oppositori ritengono che la riforma non affronti i problemi più urgenti del sistema giudiziario italiano, come i tempi dei processi e l’organizzazione interna che non andrebbero appunto a risolversi con queste modifiche.

A testimonianza delle diverse critiche sollevate nei confronti di questo referendum vi è la raccolta firme organizzata a dicembre dal comitato della società civile per il no. Questo comitato, guidato da 15 giuristi, ha raccolto più di 500mila firme a favore di un nuovo referendum sulla giustizia che modificherebbe leggermente il testo del quesito, chiedendo inoltre di spostare la data dello stesso. Dopo il raggiungimento della soglia del mezzo milione di firme il comitato ha presentato ricorso al Tar Lazio che lo ha però respinto definendolo “non fondato”.

Ultimi sondaggi

Per quanto riguarda le intenzioni di voto, i più recenti sondaggi del 12/02/2026 registrano una crescita del “No” in controtendenza con i sondaggi precedenti che registravano il “Sì” in testa. Rimane quindi cruciale l’affluenza, un dato che sarà determinante per l’esito di questo referendum. Ad oggi si stima che con una bassa affluenza (circa 46,5%), il “No” risulterebbe in vantaggio, mentre con un’affluenza più elevata (intorno al 58,5%) il “SÌ” sarebbe in testa.

Il sondaggio nazionale sulle intenzioni di voto fornito da Youtrend e AGI registra:

  • Sì 53,0%
  • No 47,0%

 

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