Splendori e miserie della legge elettorale

Splendori e miserie della legge elettorale

Vi sarete accorti, siamo in periodo di Mondiali. Di reportage dei Mondiali di calcio ne potete trovare quanti ne desiderate; noi siamo legati in particolare a quelli di Eduardo Galeano. E pare che lo scrittore uruguaiano, ogni quattro anni, in questo periodo, appendesse fuori dalla porta di casa sua un cartello con scritto: chiuso per calcio. E al pari di Galeano, a noi sembra che si sia presa l’abitudine, ogni cinque anni, di appendere, nel periodo estivo, fuori da Palazzo Montecitorio, un bel cartello simbolico, con un bel font graziato, con scritto: chiuso per legge elettorale.

Così – mentre fuori ricompariva il ciclico dilemma: si può cuocere un uovo sul tettuccio di una macchina nera? – il 26 giugno è iniziata la discussione in aula sulla nuova legge elettorale. E allora, vi proponiamo un patto: andiamo a vedere un po’ cosa prevede, questa possibile nuova legge elettorale; e poi andiamo a fare alcune considerazioni e alcune speculazioni.

Come funziona la legge elettorale: elementi generali

Come sappiamo, attualmente è in vigore una legge elettorale mista – il cd. Rosatellum – che assegna i 5/8 dei seggi su base proporzionale e i restanti 3/8 dei seggi con metodo maggioritario “plurality”, ossia in collegi uninominali all’interno dei quali viene eletto il candidato che ottiene più voti.

Il cambiamento principale riguarda la struttura della rappresentanza. La proposta elimina i collegi uninominali nella generalità del territorio nazionale (142 seggi alla Camera e 67 al Senato) e concentra l’elezione dei parlamentari sulle liste presentate nei collegi plurinominali, con l’aggiunta delle liste circoscrizionali destinate ad un eventuale premio di maggioranza (definito nel testo base, a nostro avviso impropriamente, premio di governabilità) che si sblocca qualora la prima coalizione raggiunga almeno il 42% dei voti validi in entrambi i rami del Parlamento.

La proposta introduce anche un tetto massimo ai seggi ottenibili dalla coalizione vincente: 220 alla Camera e 113 al Senato. Se la lista o coalizione vincente, sommando quota proporzionale e premio, supera questi limiti, i seggi eccedenti vengono sottratti dalla parte proporzionale. Nel caso non si verificasse questa ipotesi, rimane una proporzionale puro.

Per intenderci, alla Camera, se il premio viene attribuito, 70 seggi sono assegnati alla coalizione vincente attraverso queste liste circoscrizionali. I restanti 314 seggi sono distribuiti con metodo proporzionale nei collegi plurinominali. Se il premio non scatta, tutti i 384 seggi delle circoscrizioni ordinarie vengono distribuiti proporzionalmente. Restano fuori da questo conteggio la circoscrizione Estero, la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige, che seguono discipline specifiche.

In ogni caso, questa legge presenta un notevole cambiamento: anche nel caso di assegnazione del premio, la quota proporzionale aumenta rispetto al Rosatellum, passando dall’attuale 63,3% dei seggi al 81,3%; senza premio, arriverebbe al 98,8%. Rimane la soglia di sbarramento, fissata al 10% per le coalizioni (che devono contenere al proprio interno almeno una lista che supera il 3%) e al 3% per le singole liste.

Un elemento molto discusso riguardava l’indicazione del nome del candidato premier sulla scheda elettorale. Tema che si è eclissato, spostato a una più blanda segnalazione dello stesso all’interno del programma elettorale da depositare contestualmente alle liste.

I confini dei collegi plurinominali restano quelli già vigenti. Alla Camera il territorio resta articolato nelle 28 circoscrizioni attuali. Alcune coincidono con l’intera regione, mentre Piemonte, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia sono divise in due circoscrizioni e la Lombardia in quattro. All’interno di queste circoscrizioni operano, appunto, i suddetti collegi plurinominali, che corrispondono ai 49 collegi già individuati dal Rosatellum.

La composizione delle liste

Come detto, i partiti devono presentare due tipi di liste: una riferita al collegio plurinominale e una afferente alla circoscrizione.

Le liste principali sono le liste di collegio plurinominale. Sono liste bloccate: gli elettori votano il partito, senza preferenze, e i candidati vengono eletti secondo l’ordine di presentazione. Il numero dei candidati in lista dipende dai seggi attribuibili al collegio, con un minimo di due e un massimo di sei.

Sul piano delle candidature, la proposta conferma il ricorso alle pluricandidature, mantenendo un margine significativo di controllo nella composizione delle liste da parte delle forze politiche. Lo stesso candidato può presentarsi nella lista circoscrizionale prevista per l’assegnazione del premio di governabilità e, contemporaneamente, in un massimo di cinque liste di collegio plurinominale. Nel caso in cui un candidato sia inserito in una lista circoscrizionale per il premio, deve essere candidato anche in almeno una lista di partito presentata in un collegio plurinominale della stessa circoscrizione. Se risulta eletto sia nella lista circoscrizionale sia in una lista di collegio, viene proclamato nella lista circoscrizionale; se invece risulta eletto in più collegi plurinominali, viene proclamato nel collegio in cui la lista ha ottenuto la minore cifra elettorale percentuale.

Sul piano dell’equilibrio di genere, la proposta mantiene per le liste di collegio plurinominale la disciplina già prevista: i candidati devono essere collocati secondo un ordine alternato di genere e, nel complesso delle candidature, il genere più rappresentato non può superare il 60%. Una disciplina diversa è prevista per le liste circoscrizionali collegate al premio di governabilità: in questo caso si applica il limite massimo del 60% per il genere più rappresentato sul totale nazionale dei candidati presentati, mentre non è previsto l’obbligo di alternanza all’interno delle singole liste circoscrizionali. La ragione è legata alla natura stessa del premio: se scatta, i candidati delle liste circoscrizionali vengono eletti in blocco, rendendo meno rilevante l’ordine interno della lista rispetto al rispetto dell’equilibrio complessivo a livello nazionale.

La scheda elettorale riflette la doppia architettura del sistema: da un lato le liste di collegio plurinominale, che servono al riparto proporzionale dei seggi; dall’altro le liste circoscrizionali presentate ai fini dell’eventuale premio di governabilità. L’elettore esprime il proprio voto in favore di una lista di partito, presentata singolarmente o in coalizione. Sulla scheda compaiono il contrassegno della lista, i nomi dei candidati del collegio plurinominale e i nomi dei candidati della lista circoscrizionale collegata al premio. Se il voto viene espresso soltanto sulla lista circoscrizionale, esso vale anche per la lista di collegio collegata; nel caso di coalizione, il voto viene ripartito tra le liste collegate in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna nel collegio plurinominale.

Il premio di governabilità e la trasformazione dei voti in seggi

Come detto, il premio di governabilità si sblocca se la prima forza politica raggiunge almeno il 42% dei voti validi sia al Senato che alla Camera.

E qui subentrano le liste circoscrizionali. Ogni lista singola o coalizione che vuole concorrere al premio deve presentare liste circoscrizionali in tutte le circoscrizioni interessate; il numero dei candidati deve corrispondere ai seggi-premio assegnati a quella circoscrizione. Ora, la struttura è chiara: due tipi di liste, nomi presenti sulla scheda, riparto proporzionale ed eventuale premio, equilibrio di genere, distribuzione in collegi plurinominali e circoscrizioni.

Ma, nel pratico, che succede?

Ecco, ripassiamo un po’ di teoria spiegata semplice e poi facciamo un esempio.

Un singolo elettore è compreso in un aggregato più ampio, racchiuso in uno spazio geografico che si chiama sezione elettorale. La somma di alcune sezioni (in numero variabile), crea un collegio. Questa legge elettorale prevede che per ogni collegio, sia presentata una singola lista plurinominale per partito. La somma dei voti validi della singola lista in un collegio è chiamata cifra elettorale. Al pari, questa legge prevede un altro tipo di lista da presentare: la lista circoscrizionale (che è comune tra i vari partiti di una coalizione, se esistente, e viene eletta solo tramite premio di maggioranza). Quindi, l’elettore può votare in due modi: mettere una X sulla lista plurinominale (o sul partito), oppure mettere una X sulla lista circoscrizionale. In questo ultimo caso, il voto viene ripartito tra tutti i partiti della coalizione.

Ora, abbiamo i voti di tutti i partiti. Ma per capire chi accede alla ripartizione dei seggi, è necessario un altro passaggio. Si inseriscono in diversi grandi calderoni (chiamiamoli circoscrizioni, le 28 che dicevamo in precedenza) i voti dei partiti, che poi vengono nuovamente trasferiti in un calderone ancora più grande, che è il risultato su tutto il territorio nazionale. Questo passaggio può sembrare macchinoso, ma è essenziale per determinare su ogni territorio la differenza dei risultati, quindi degli eletti. L’Ufficio centrale nazionale calcola le cifre elettorali nazionali di liste e coalizioni (ossia la somma dei voti di ciascuno di essi) e applica le soglie di accesso.

Come detto, sono ammesse al riparto dei seggi le coalizioni che raggiungono almeno il 10% nazionale e includono almeno una lista al 3%, le liste singole al 3%, le liste rappresentative di minoranze linguistiche nei casi previsti e, per ogni coalizione sopra soglia, anche la lista collegata con la maggiore cifra elettorale tra quelle rimaste sotto soglia.

A questo punto si assegna il premio di governabilità. L’Ufficio centrale nazionale individua la lista o coalizione con la maggiore cifra elettorale nazionale (chi ha preso più voti) e controlla se ha raggiunto almeno il 42% dei voti validi in entrambi i rami del Parlamento. Se la soglia manca anche in un solo ramo del Parlamento, oppure se i vincitori di Camera e Senato non coincidono, non si sblocca il premio e tutti i seggi sono ripartiti proporzionalmente.

Se il premio scatta, alla Camera vengono attribuiti 70 seggi alla lista o coalizione vincente, mentre gli altri 314 sono ripartiti proporzionalmente tra coalizioni e liste singole ammesse. Il metodo è quello dei quozienti interi e dei maggiori resti: si divide la somma delle cifre elettorali nazionali delle forze ammesse per il numero dei seggi da ripartire, ottenendo il quoziente naturale; ogni lista o coalizione ottiene tanti seggi quante volte il quoziente entra nella propria cifra elettorale; i seggi residui vanno ai maggiori resti.

Un esempio numerico per chiarirci le idee: assumiamo di avere (facciamo cifra tonda per comodità) 50 milioni di elettori aventi diritto e un’affluenza al 65%. I votanti sarebbero di conseguenza 32,5 milioni. Da questi, vanno tolti ai fini del riparto i voti dati ai partiti sotto soglia (teniamo come esempio il 3,5%). Di conseguenza, il totale voti utili al riparto si calcolerebbe moltiplicando il totale (32.500.000) per 96,5%, ossia 31.362.500. Questo va poi diviso per il numero di seggi da assegnare. Nel caso di sblocco del premio di maggioranza, andiamo a dividerlo per 314, quindi otteniamo 99.881 voti. Che sono quelli, nel nostro esempio, necessari a ottenere un seggio a livello nazionale.

In seguito, se una coalizione ottiene seggi a livello nazionale, questi vengono poi ripartiti tra le liste coalizzate ammesse. Anche questa distribuzione avviene con metodo proporzionale, usando quozienti interi e maggiori resti sulla base delle cifre elettorali nazionali delle singole liste. In questo modo il sistema prima stabilisce quanti seggi spettano alla coalizione nel suo complesso, poi quanti spettano a ciascun partito della coalizione.

Torniamo allo scenario precedente. Come vedremo nell’esempio finale, basato sugli ultimi sondaggi, ammettiamo che la coalizione progressista, con il 44,3%, ottenesse 14.397.500 voti (32.500.000 × 44,3%). Si divide quindi la cifra elettorale di coalizione (14.397.500) per il quoziente elettorale (99.881). Otteniamo quindi 144,15. Risultato: 144 seggi proporzionali alla coalizione progressista, prima dell’aggiunta dei 70 seggi premio. In seguito, assegniamo questi seggi ai partiti della coalizione: il PD trasformerebbe il suo 22,2% nazionale (circa 7,2 milioni di voti), dentro i 144 seggi proporzionali della coalizione progressista, in 74 Deputati.

Dopo il riparto nazionale, i seggi vengono restituiti alle circoscrizioni. L’Ufficio centrale nazionale distribuisce nelle circoscrizioni i seggi assegnati a ciascuna coalizione o lista singola, cercando di rispettare due vincoli: il totale nazionale di seggi spettante a ogni forza politica e il numero di seggi attribuito a ciascuna circoscrizione in base alla popolazione. Se una forza politica risulta eccedentaria o deficitaria rispetto al totale nazionale, scatta un meccanismo di compensazione tra circoscrizioni.

Solo nella fase successiva i seggi arrivano ai collegi plurinominali. Gli Uffici centrali circoscrizionali ricevono dall’Ufficio centrale nazionale il numero di seggi spettanti a ciascuna lista nella circoscrizione e li distribuiscono nei collegi plurinominali. Anche qui si usa un quoziente di collegio: si dividono i voti delle liste che hanno ottenuto seggi nella circoscrizione per il numero di seggi del collegio; si assegnano prima i seggi per quozienti interi e poi quelli residui secondo le maggiori parti decimali. Se la somma finale non coincide con i seggi spettanti alla lista nella circoscrizione, si procede a compensazione tra liste eccedentarie e deficitarie.

In concreto, quindi, i voti si trasformano in seggi così: l’elettore vota una lista nel collegio plurinominale; quei voti vengono sommati nel collegio, poi nella circoscrizione e infine a livello nazionale; il livello nazionale determina soglie, premio e numero complessivo di seggi per ciascuna forza politica; i seggi vengono poi redistribuiti verso circoscrizioni e collegi plurinominali; infine, dentro ciascun collegio, risultano eletti i candidati secondo l’ordine della lista bloccata.

Il Senato segue una logica simile, con una differenza decisiva: la distribuzione dei seggi avviene su base regionale, perché così prevede la Costituzione. Le circoscrizioni coincidono con le regioni e i collegi plurinominali sono i 26 già determinati dal Rosatellum. Se il premio viene attribuito, 35 seggi sono assegnati alla lista o coalizione vincente e 154 sono distribuiti proporzionalmente nelle regioni ordinarie; se il premio non viene attribuito, tutti i 189 seggi vengono ripartiti proporzionalmente.

Il premio al Senato è attribuito politicamente su base nazionale, ma viene distribuito regionalmente attraverso liste circoscrizionali, perché il riparto del Senato resta legato alle regioni. Questo rende il meccanismo più complesso rispetto alla Camera: dopo la distribuzione regionale, l’Ufficio centrale nazionale deve sommare i seggi ottenuti in tutte le regioni e verificare che la lista o coalizione premiata non superi il tetto massimo di 113 seggi.

Una simulazione, allo stato attuale

Ecco, detto questo, come andrebbe con lo scenario attuale?
Prendiamo i dati dall’ultima supermedia di Youtrend, in cui Futuro Nazionale non è compreso nella coalizione di centrodestra.

Il sondaggio fotografa questa situazione: Fratelli d’Italia si conferma primo partito con il 27,8%, seguito dal Partito Democratico al 22,2%. Più distanziato il Movimento 5 Stelle, che si attesta al 12,1%, mentre Forza Italia raccoglie l’8,2% e Alleanza Verdi-Sinistra il 6,8%. Seguono Futuro Nazionale al 5,9%, la Lega al 5,8% e Azione al 3,1%. Sotto la soglia del 3% si collocano Italia Viva, al 2,1%, il Partito Liberaldemocratico e Ora!, entrambi all’1,1%, Più Europa all’1,0% e Noi Moderati allo 0,9%.

Guardando alle coalizioni, il campo progressista, composto da PD, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Italia Viva e Più Europa, raggiunge il 44,3%, superando di poco la coalizione di centrodestra, formata da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati, che si ferma al 43,2%.

Facciamo, a titolo di esempio, una simulazione per i risultati alla Camera dei Deputati. Il riparto sarebbe quindi dei 314 seggi proporzionali, diamo per assunto che il premio scatti perché la coalizione progressista è prima e supera il 42%.

Applicando il metodo dei quozienti interi e maggiori resti, il risultato è:

Soggetto Seggi proporzionali Premio Totale nazionale
Coalizione progressista 144 70 214
Coalizione di centrodestra 141 0 141
Futuro Nazionale 19 0 19
Azione 10 0 10
Totale 314 70 384

La coalizione progressista arriverebbe quindi a 214 seggi su 384 nella parte Camera ordinaria considerata in questa simulazione. Resta sotto il tetto massimo di 220 seggi, quindi non scatterebbe alcuna sottrazione dalla quota proporzionale. I 144 seggi proporzionali della coalizione progressista vengono poi distribuiti tra le liste ammesse. In questa simulazione entrano: PD, M5S, AVS e Italia Viva, quest’ultima come lista ripescata sotto il 3%.

Lista Percentuale Seggi proporzionali
Partito Democratico 22,2 74
Movimento 5 Stelle 12,1 40
Alleanza Verdi-Sinistra 6,8 23
Italia Viva 2,1 7
Più Europa 1,0 0
Totale 144

Rimane la questione dell’assegnazione dei seggi delle liste circoscrizionali, ossia del premio di governabilità. I 70 seggi premio non possono essere attribuiti ai singoli partiti in modo proporzionale, poiché la coalizione deve presentare liste comuni in ogni circoscrizione.

Il centrodestra – ricordiamo, questa è l’ipotesi con Futuro Nazionale non in coalizione – riceverebbe 141 seggi proporzionali, distribuiti tra FDI, FI, Lega e Noi Moderati, con Noi Moderati dentro come lista ripescata sotto il 3%.

Lista Percentuale Seggi proporzionali
Fratelli d’Italia 27,8 92
Forza Italia 8,2 27
Lega 5,8 19
Noi Moderati 0,9 3
Totale 141

In questo scenario, gli unici due altri partiti a sbloccare seggi sarebbero Futuro Nazionale (19 eletti) e Azione (10 eletti).

Considerazioni finali, che finali non sono

Abbiamo visto il funzionamento tecnico della legge elettorale. Ma, come sappiamo, il testo base è ancora in discussione in Parlamento. L’unico grosso cambiamento che potrebbe subentrare, potrebbe essere l’inserimento del meccanismo delle preferenze, che non altererebbe in alcun modo l’impalcatura generale, ma scombussolerebbe – e di molto – l’equilibrio politico dei partiti. Infatti, se venisse approvata la legge così com’è, le segreterie dei partiti avrebbero piena discrezionalità e assoluto controllo sui propri eletti. In fondo, i partiti sanno prima i luoghi, quindi le circoscrizioni, in cui sono forti: inserire nei primi posti di un listino bloccato un candidato gradito, significa elezione pressoché certa. Questo si ripercuoterebbe anche nel funzionamento del neo eletto Parlamento; e vedremmo truppe Parlamentari solide e fedeli alla linea, ben consce che l’elezione è dipesa da un gradimento della segreteria.

Al contrario, le preferenze inserirebbero un elemento di aleatorietà: certo, rimarrebbe nelle mani delle segreterie la decisione sulle liste, ma cadrebbe in capo agli elettori la scelta degli eletti. Questione che, a cascata, si ripercuoterebbe fortemente anche nel metodo di ricerca del consenso. Una campagna elettorale a preferenze vedrebbe il coinvolgimento attivo dei vari candidati, mentre il mantenimento dei listini bloccati porterebbe a un verosimile disimpegno di quest’ultimi, specie se posizionati in basso nella lista.